martedì 3 marzo 2009

Nazca, scoperta la "grande offerta" omaggi agli dei prima della fine

Trovata in Perù una fossa enorme, voluta dal popolo
precolombiano quando comprese che stava scomparendo

di CINZIA DALMASO


Nazca, scoperta la "grande offerta" omaggi agli dei prima della fine
CAPIVANO che la fine era vicina. Avevano già subito due alluvioni e un terremoto, e sapevano che le piramidi in terra cruda di Cahuachi non avrebbero retto ancora a lungo. Il cuore della terra del popolo nazca (vissuto nell'attuale Perù meridionale tra il 400 a. C. e il 500 d. C.), il centro cerimoniale che dettava le regole del loro Stato teocratico, stava per essere definitivamente sommerso da piogge continue ed enormi colate di fango.

Era più o meno il 400 d. C. e i sacerdoti tentarono il tutto e per tutto, si affidarono alla divinità come mai avevano fatto prima. Nel coprire di terra e sigillare una piramide già deteriorata (la cosiddetta "Piramide Arancio" dal colore dell'argilla con cui fu costruita), vi offrirono i loro beni più preziosi: un centinaio di vasi in ceramica raffinatissimi, 34 spettacolari zucche incise e dipinte, tessuti, cesti, oggetti d'oro e persino un uomo e un bimbo. Offerte umane per placare l'ira funesta degli dei.

Gettarono tutto in una fossa enorme, la "grande offerta", come la chiama l'archeologo Giuseppe Orefici che negli ultimi mesi l'ha portata alla luce. "Scoperta sensazionale" anche a detta di Orefici che ai sensazionalismi è abituato: in 27 anni di ricerche a Cahuachi del suo Projecto Nazca (finanziato dal nostro Ministero degli affari esteri e dal Gabriel Trust elvetico), ha trovato centinaia di tessuti dipinti veramente unici, ceramiche enormi e spettacolari, sacrifici collettivi di animali. "Ma in genere abbiamo trovato vasi in ceramica rotti, perché i pellegrini volevano essere certi che la loro offerta non venisse riutilizzata - spiega Orefici - Mentre tutto ciò che compone la grande offerta, oltre 200 oggetti, è assolutamente integro".

E le immagini di quegli oggetti saranno ammirate da chi domenica 1 marzo parteciperà a Firenze al settimo Incontro nazionale della rivista Archeologia Viva, il consueto appuntamento annuale con i protagonisti della grande archeologia e delle grandi scoperte. A Firenze ci saranno anche Enzo Rizzo e Nicola Masini, i ricercatori del Cnr che dall'anno scorso supportano le ricerche nella desertica terra dei Nazca con la loro tecnica innovativa di elaborazione di immagini satellitari ad alta risoluzione.

Già nell'ottobre scorso avevano annunciato la scoperta di nuove piramidi in una valle a un paio di chilometri di distanza dall'immenso centro cerimoniale di Cahuachi, che risulta dunque ancora più grande dei già incredibili 24 chilometri quadrati con addirittura 34 gruppi di piramidi. Enorme soprattutto se si pensa che non era affatto una città, come abitualmente si dice, ma solo un luogo di cerimonie religiose dove affluivano pellegrini da tutto il mondo nazca, portavano prodotti della terra e ricevevano in cambio oggetti preziosi da offrire ritualmente agli dei. Non si sono trovati neppure focolari e si pensa che persino il cibo venisse portato ai sacerdoti dall'esterno già cotto.

Cahuachi era il fulcro di un sistema di governo teocratico capace di controllare con poche semplici regole un territorio immenso. Finché le alluvioni troppo violente e frequenti travolsero irreparabilmente edifici e muri fatti di friabile terra cruda. A nulla valsero le "grandi offerte" che furono forse diverse e ripetute negli ultimi concitati e drammatici decenni di vita del centro. Rizzo e Masini confidano di individuarle con prospezioni geofisiche, e già domenica a Firenze mostreranno i segnali che paiono identificare un gran numero di ceramiche sepolte non lontano dalla grande offerta. Era forse anche lei ancora più grande? Per averne la certezza bisogna scavare. Al più presto.


I Nazca
- Vissero lungo la costa desertica del Perù meridionale dal 400 a. C. al 550 d. C.
- Sono famosi per le linee che disegnano sul terreno desertico enormi figure, soprattutto animali sacri ai nazca. Visibili solo dall'aereo. Si è detto persino che furono disegnate da extraterrestri, ma ora la teoria più accreditata li considera dei cammini sacri realizzati dai nazca rimuovendo le pietre più scure dalla superficie del deserto.
- Realizzarono ceramiche raffinatissime, soprattutto vasi modellati nelle forme degli animali sacri.
- Usavano deformare le teste stringendole in fasce di pelle di lama. Finora si credeva che fossero teste di nemici uccisi, ma ricercatori del Chicago Field Museum hanno appena dimostrato che i Nazca applicavano tale pratica su se stessi, e chi aveva il cranio così deformato si immolava forse volontariamente agli dei.

Cahuachi
- Era il centro cerimoniale più grande e più importante dei Nazca, il cuore del loro sistema di governo teocratico.
- È il più grande centro cerimoniale al mondo costruito con mattoni crudi.
- Si estendeva su 24 kmq e comprendeva 34 gruppi di piramidi.
- Serviva solo per le cerimonie e le offerte religiose. La vita vera si svolgeva tutta all'esterno.
- La scoperta più antica risale al 4280 a. C.: il corpo sacrificato di una donna, a cui furono amputati le gambe e il bacino. Già allora Cahuachi era luogo sacro.
- Fu abbandonato verso il 400 d. C., forse a causa di una serie ripetuta di alluvioni e terremoti che distrussero i suoi edifici.

La scoperta
La "grande offerta", una fossa di 4 x 2 metri, profonda circa 3 metri, con dentro circa 200 oggetti:
- un centinaio di vasi di ceramica decorati, perlopiù ancora intatti
- 34 zucche dipinte con colori resinosi vivacissimi, le prime mai rinvenute nella terra dei Nazca.
- 30 enormi cesti di vimini.
- Moltissimi tessuti, la maggior parte ancora da aprire. Alcuni sono molto grandi (circa 1,80 x 1,60 metri) e sono quasi tutti dipinti, una vera rarità tra i nazca. Uniti agli altri tessuti trovati in passato (diverse centinaia) formano la maggiore collezione al mondo di tessuti nazca dipinti.
- Un cucchiaio e una coppa d'oro.
- Il corpo di un uomo sepolto in posizione fetale, con la testa mozzata e sepolta a parte, e quello di un bambino di due anni avvolto in un grande tessuto.

(2 marzo 2009) La Repubblica.it

lunedì 9 febbraio 2009

giovedì 13 novembre 2008

Addio Yma Sumac la voce del Perù che conquistò gli Usa


ROMA - Quando Chaka Khan, negli anni Ottanta, disse nel corso di una conferenza stampa, «la voce che mi ha influenzato di più è stata quella di Yma Sumac», i giornalisti sgranarono gli occhi. All' epoca l' astro dello straordinario soprano peruviano era tramontato da un pezzo. Non che la Sumac, morta sabato scorso a 86 anni in una casa di riposo di Los Angeles, si fosse mai cimentata con l' opera, ma la sua voce era ugualmente straordinaria, capace di gorgheggi arditi che negli anni Cinquanta fecero sensazione. Intorno al suo personaggio c' è sempre stato un alone di mistero. Diceva di essere nata nel 1927, oggi si scopre che sul certificato di nascita c' è scritto ' 22, diceva di avere sangue inca nelle vene e di essere discendente dell' imperatore Atahualpa, invece era figlia di poveri campesinos di Cajamarca (anche se il vero nome è altisonante: Zoila Augusta Emperatriz Chavarri del Castillo). Nel 1942 sposò il produttore e direttore d' orchestra Moises Vivanco (ebbero un figlio, Charles, e divorziarono nel ' 65), che orchestrò tutti i suoi dischi più famosi e la trasformò nell' usignolo delle Ande, un timbro e una maschera che conquistarono il pubblico. «Erano duemila anni che non esisteva più una voce come la sua», dichiarò Vivanco al Los Angeles Times. I suoi spettacoli alla Carnegie Hall e all' Hollywood Bowl erano un misto di esotismo e virtuosismo, gli stessi ingredienti che trasformarono il disco Mambo (ed. Capitol) in un cult (c' è una sua canzone anche nella colonna sonora di The big Lebowski). Dopo un breve ritorno nei club newyorkesi negli anni Novanta, la Sumac fece perdere le sue tracce, diventando la regina di dozzine di compilation di lounge music. La sua portavoce dice che nell' ultimo decennio la sua memoria era rimasta incollata agli anni Cinquanta. Quelli celebrati nella compilation Queen of exotica, pubblicata nel 2005. - (g.v)
Repubblica — 04 novembre 2008

giovedì 18 settembre 2008

Nazca: suoi segreti e colori. VIDEO

VIDEO DEI SEGRETI DI NAZCA

I colori della Cultura Nasca


Quando si riteneva tutto scoperto, la equipe archeologica italo-peruviana che lavora a Cahuachi, Nasca, presentò una scoperta che cambierà i concetti artistici di un’antica civiltà della costa che non finisce di stupire il mondo.

Di Roberto Ochoa B

Fu in piena Valle del Mantaro, più precisamente nel centro popolato di Cochas, dove presenziai ad un lungo dibattito in relazione alla possibilità di “dipingere di coloretti” i loro celebri mates burilados (sorta de recipienti intarsiati, n.d.t.). Il suggerimento provenne da un imprenditore peruviano esportatore di artigianato (su suggerimento dei suoi acquirenti negli Stati Uniti e in Europa), però si scontrò con l’inflessibile posizione di accademici e artigiani ortodossi, preoccupati per il fatto che tali colori porrebbero termine alla fine tradizione dei propri mates burilados, abbondanti in neri, bianchi e marroni.

“Quelle sono stupidaggini dei limegni”, disse uno dei presenti e dette per conclusa la discussione, non senza aver prima segnalato che dovrebbero conformarsi all’esistenza dei mates “primavera”, così chiamati per la loro colorata decorazione con tempere e che oggigiorno si possono vedere nei grandi centri artigianali di Lima, Huancayo e Cusco.

Serà per questo che i primi ad essere sorpresi del ritrovamento di fini mates dipinti a Cahuachi (Nasca) saranno proprio gli artigiani e gli esportatori di artigianato.

Per non parlare di archeologi e storici.

30 Mates Unici

A differenza di quanto accaduto in altre tombe della costa peruviana, l’offerta umana trovata a Cahuachi dalla equipe di archeologi diretta dal peruviano Angel Sánchez e dall’italiano Giuseppe Orefici, non consiste in fini reperti d’oro, argento o rame dorato, ma in trenta splendidi mates policromi –unici nel loro genere- e ottanta reperti di ceramica con la classica bellezza degli artisti nasca.

Com’è risaputo, l’archeologo statunitense Junius Bird scoprì due mates incisi ad Huaca Prieta, presso l’oggi celebre Huaca el Brujo, nel litorale de La Libertad. Ambo i reperti furono datati con quasi 3500 anni di antichità. I moche, per cambiare, non rimasero indietro e non sono pochi i mates incisi esibiti in musei e collezioni private. Ma nella Lima preispanica –da Huaura fino a Pachacámac- si trovarono pure zucche buriladas di fine cesello.

Tuttavia, quelle di Cahuachi non solo rompono gli schemi per i loro colori, ma pure per la loro antichità, calcolata in circa 1500 anni, ossia, quando l’imperatore Costantino ufficializzò il cristianesimo come religione ufficiale dell’Impero Romano.

Enigmi dei Nasca

Altro argomento è la stessa offerta umana. I mates e le ceramiche saranno una grande notizia, però sarebbe importante sapere chi furono quel bambino e l’adolescente (quest’ultimo decapitato), sepolti come sacrifici umani assieme al favoloso arredo funerario.

Sánchez e Orefici possiedono la parola, però immagino che gli antropologi forensi della loro equipe stiano rompendosi la testa per decifrare questo nuovo enigma dei nasca.

Nel complesso archeologico di Cahuachi, considerata come la “città di argilla più grande del mondo” (superando pure Chan-Chan, capitale della cultura Chimú), la coppia Sánchez-Orefici e la sua equipe, scoprirono nel 1998 un deposito di duecento tessuti, molti dei quali dipinti a mano, una rarità all’interno della cultura Nasca, della quale sino ad ora si conoscevano solo tessuti ricamati.

Quest’ultimo ritrovamento coincise con venti teste di bimbi e adulti, della medesima comunità, che furono offerti ai propri dei durante una cerimonia che ancora non è stata spiegata nella complicata ed enigmatica cosmovisione dei nasca.

I mates dipinti, tuttavia, saranno la giustificazione che mancava per arricchire il nostro artigianato, ispirato questa volta da una scoperta tangibile e reale.

Il dato

Nuovo destino. Cahuachi è ubicata a 28 km dalla città di Nasca, nei pressi degli enigmatici geoglifi che hanno donato alla regione fama internazionale. Il progetto archeologico è finanziato con aiuti privati e del Governo italiano. Ottanta persone compongono la equipe di studiosi.

Fonte: Diario La República di Lima


La celebre ceramica nasca abbonda in musei e collezioni, ma pochi sono i reperti che possono dimostrare la loro origine









La scoperta ha sorpreso durante la conferenzia stampa (Foto: Franz Krajnik)













venerdì 12 settembre 2008

Il risveglio degli indios - Mimmo Candito


MIMMO CANDITO
Era diventato un mondo dimenticato dal mondo, l’America Latina, che sembrava consegnata al suo destino monroeiano di cortile di Washington. L’arrivo irruento di Chávez, prima, e l’esplosione poi del prezzo del petrolio, hanno rovesciato il corso della storia, attivando dinamiche che scuotono dall’interno il subcontinente. Due, soprattutto, sono le forme nelle quali si sta sedimentando il cambiamento: la prima è il risveglio della «nazione india», che scuote gli equilibri degli Stati nei quali gli indios costituiscono una quota rilevante della popolazione e ha trovato nella Bolivia - dove quechua e aymarà sono maggioranza - la realizzazione più compiuta con l’elezione a presidente dell’indio «cocalero» Evo Morales; la seconda è la nazionalizzazione delle risorse energetiche, in un processo che ha avuto in Chávez l’iniziatore e che ha trovato molti imitatori. I problemi boliviani nascono da entrambi questi fattori: le province ribelli sono a maggioranza bianca e sono le aree ricche di idrocarburi.

Un ambasciatore (per di più americano) che s’incontra ufficialmente con i prefetti di queste province o è uno che ha sbagliato mestiere oppure è uno che prepara, con il consenso della casa madre, storie sporche come quelle cilene. Sorprende, comunque, tanta rozzezza. I tempi sono cambiati da quanto successe proprio ieri 35 anni fa a Santiago, e la solidarietà manifestata immediatamente da Lula è molto significativa. Ieri stesso, Morales aveva firmato l’adesione della Bolivia all’Unasur, l’Unione sudamericana; tutto si muove, e il G-7 deve intanto registrare che si va formando un centro alternativo di potere che mette assieme gli «altri» grandi, si chiama Crib e dentro, con la Cina, la Russia e l’India, c’è proprio un pezzo «alternativo» dell’America Latina, questa «b» che sta per Brasile.
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